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	<title>Azienda Agricola Podere Poggerina</title>
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	<description>Olio e Vino in Toscana dal 1939</description>
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		<title>La Battitura del grano</title>
		<link>https://www.poderepoggerina.it/la-battitura-del-grano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CarloGrassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2021 21:59:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.poderepoggerina.it/la-battitura-del-grano/">La Battitura del grano</a> proviene da <a href="https://www.poderepoggerina.it">Azienda Agricola Podere Poggerina</a>.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>C’è stato un tempo della nostra storia, in cui la <strong>battitura del grano</strong> per i ragazzi era come andare al Luna Park&#8230; ma non per un giorno, per giorni interi e a volte perfino per una settimana.</p>
<p>Quando iniziava la battitura<strong> i contadini del territorio si aiutavano tutti tra di loro</strong> e i ragazzi seguivano questo<strong> evento </strong>così<strong> </strong>straordinario arrivando da tutti i poderi dei dintorni.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Ma cosa succedeva prima della battitura?</strong> Innanzitutto si iniziava con la <strong>mietitura del grano</strong>, che si faceva a mano con la falce nelle piagge o nei filari.</p>
<p>Ogni contadino aveva la sua “porga” da mietere, una striscia di terreno coltivato di circa un metro tra due file di viti, che nella nella tradizione Toscana erano spesso costituite, in alternanza, da un olivo e un loppio che sosteneva le viti.</p>
<p>Il grano tagliato da ogni passaggio di falce all’interno della porga veniva adagiato per terra e <strong>veniva legato</strong> utilizzando alcuni steli del grano stesso. Si ottenevano così  le “manne”. </p>
<p>Queste venivano poi raggruppate con le spighe verso l&#8217;interno a cerchi concentrici, andando a formare il “<strong>moncello</strong>”. Il grano rimaneva così fino a che, saputa la data della battitura, si &#8220;portava all’aia”. I moncelli nel campo venivano disfatti e le manne portate nell’aia davanti al podere dove veniva fatta la barca di grano.</p>
<p>Qui iniziavano i giochi per i ragazzi. Quando la barca del grano veniva fatta vicino a casa e raggiungeva una buona altezza, ci si poteva buttare dalla finestra direttamente sopra! </p>
<p>&nbsp;</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>La meccanizzazione della raccolta</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Nei primi del Novecento iniziarono a comparire le varie <strong>attrezzature per il taglio del grano</strong>, usate inizialmente solo nelle grandi estensioni. A cavallo degli anni ‘30 e dopo la seconda guerra mondiale, ci fu un vero e proprio boom della meccanizzazione della raccolta.</p>
<p>Nei primi anni ‘60, nel Podere Poggerina, fu acquistata la prima <strong>mietilegatrice spinta da un motore a scoppio</strong>. La mietilegatrice tagliava il grano e legava le manne, alleggerendo così il lavoro della mietitura a mano, che si protraeva per giorni.</p>
<p><strong>Nel 1970 fu effettuata l’ultima vera battitura nell’aia del podere</strong> per lasciare il posto alle mietitrebbie. Queste macchine semoventi svolgevano in due ore il lavoro che un contadino, con l’aiuto di più persone, tra taglio, raccolta, abbarcatura e battitura, portava a termine in quattro o addirittura cinque giorni.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>Il giorno della battitura</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Nel<strong> giorno della battitura</strong>, l’arrivo della trebbia per i ragazzi era un passatempo interessante: le persone addette, con sapienti manovre, “piazzavano” la trebbia più o meno vicino alla barca del grano, a seconda se questa era con o senza elevatore, e ad una certa distanza dal trattore, per poter mettere in tiro il cinghione che dalla puleggia di quest’ultimo azionava la trebbia. </p>
<p>In linea con la trebbia spesso si trovava anche la <strong>pressa per compattare la paglia</strong>, che destava sempre stupore tra tutti i ragazzi, con il suo modo di “mangiare” la paglia. </p>
<p><strong>Ogni persona che partecipava all’evento aveva compiti ben precisi</strong>. C’erano quelli che salivano sulla barca e con i forconi lanciavano le manne nell’elevatore o nella buca, alcuni riempivano i sacchi, altri ancora scaricavano e abbarcavano le presse. </p>
<p>Per ovviare ad un po’ della polvere che si creava, era usanza fare i nodi ai quattro lati di un fazzoletto e indossarlo sulla testa al posto del cappello. </p>
<p>Le persone addette a portare le presse erano sempre i più giovani e forti, perché dovevano essere trainate a spalla per essere portate al loro posto.</p>
<p>Se non c’era la pressa, la paglia veniva abbarcata con un metodo chiamato &#8220;bica&#8221;, a forma tonda o quadrata a seconda della quantità.</p>
<p>Il grano “battuto” veniva misurato con lo staio, un contenitore di legno che usualmente portava 20 chili. Se l’appezzamento si trovava dentro una mezzadria, i sacchi di grano venivano spartiti con la fattoria </p>
<p>I sacchi caricati in spalla venivano portati e svuotati nel <strong>granaio</strong> del contadino e della fattoria, un lavoro faticoso che veniva ricompensato da un bicchiere di <strong>vinsanto</strong> in cima alle scale del granaio, per questo i ragazzi si intrufolavano fra un passaggio e l’altro per assaporare quel liquore dal sapore così dolce e inconfondibile </p>
<p><strong>E una volta finita la battitura?</strong> I ragazzi si divertivano a saltare sul monte della “lòcca”, cioè tutta polvere della pulizia del grano che veniva separata dal ventilatore della trebbia. Nel frattempo la massaia stava al fuoco a preparare un eccellente pranzo per tutti i partecipanti.</p>
<p>&nbsp;</p></div>
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		<title>Mietilegatura del grano con Laverda L7 140 dopo 41 anni di inutilizzo</title>
		<link>https://www.poderepoggerina.it/hello-world/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CarloGrassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2019 08:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ottobre 2011 con la semina, nasce l’idea di rievocazione della mieti-legatura del grano. Dopo essere stata abbandonata in un angolo nel 1971, dopo l’avvento delle mietitrebbie semoventi, la nostra mietilegatrice Laverda L7 140 rivede finalmente la luce nel marzo 2012. Dopo averla trascinata insieme a mio figlio nell&#8217;aia davanti a casa e constatato che per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.poderepoggerina.it/hello-world/">Mietilegatura del grano con Laverda L7 140 dopo 41 anni di inutilizzo</a> proviene da <a href="https://www.poderepoggerina.it">Azienda Agricola Podere Poggerina</a>.</p>
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<p>Nell&#8217;ottobre 2011 con la semina, nasce l’idea di rievocazione della <strong>mieti-legatura del grano</strong>. <br><br>Dopo essere stata abbandonata in un angolo nel 1971, dopo l’avvento delle mietitrebbie semoventi, la nostra <strong>mietilegatrice Laverda L7 140</strong> rivede finalmente la luce nel marzo 2012. <br><br>Dopo averla trascinata insieme a mio figlio nell&#8217;aia davanti a casa e constatato che per fortuna i pezzi erano tutti al loro posto,  abbiamo iniziato, nel tempo libero, a controllare tutti i leverdaggi, sostituire boccole etc..<br><br>Ho incontrato un po&#8217; di difficoltà per un perno ma poi tutto si è risolto. Successivamente è iniziato l’assemblaggio del legatore al corpo della falciatrice. Cambiato l’olio al motore e controllato i vari livelli, revisionato il carburatore controllo accensione… In ritardo sulla tabella di marcia (intendo per la mietitura).<br><br>Finalmente il 9 luglio abbiamo fatto la prova&#8230;  Dopo vari tentativi è andata in moto!<br><br>Anche l’innesto della mietilegatrice non ha dato problemi. Il dubbio era se il legatore per le manne avesse funzionato ancora alla perfezione. Altri controlli e finalmente la decisione per <strong>effettuare la mietilegatura sabato 14 luglio</strong>. <br><br>Faccio una prova per sicurezza il venerdì, due manne sciolte e due legate! Il sabato mattina alle 6 siamo sul campo con mio figlio e mio cognato. Si inizia! <br><br>Va meglio di quanto credessi, ogni tanto scioglie qualche manna, che dipende sicuramente dal filo che è più fine dell’originale.<br><br>Finita la mietitura facciamo una bella bevuta con vin santo ed acqua (come una volta). Si inizia a portare assieme le manne; si forma un cerchio (noi ragazzi lo usavamo come un fortino per giocare). <br><br>Dopo di che si inizia a fare il <strong>moncello</strong>: non è facile calcolare quanto si deve fare grande, specialmente senza esperienza. Era sempre mio padre che li abbarcava. Il risultato non è stato eccezionale, qualche persona più anziana (vecchi contadini) ha già fatto commenti in merito, ma essendo la mia prima volta non mi posso lamentare.</p>



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